L’Economist sancisce il declino di uno storytelling incentrato sull’inclusività estrema. È il riflusso stile Anni ‘80.
Il woke non gode di buona salute. Lo avevamo detto: proporre un’immagine aziendale incentrata su una moda, che per sua natura è transitoria, è esiziale perché finita la moda finisce lo storytelling.
A segnalare che la cultura woke è avviata sulla strada del declino è uno dei giornali che più al mondo l’ha adulata, l’Economist che ha stilato un elenco non esaustivo delle multinazionali che l’hanno abbandonata: Bud Light (crollo delle vendite dopo una collaborazione con una star transgender) e Disney (flop dei film “inclusivi”) alle quali vanno però aggiunte la Levi Strauss (contestata per i suoi jeans unisex), Starbucks (criticata per pagare le operazioni di cambio di sesso dei dipendenti), Gillette (ha perso 8 miliardi dopo una campagna contro la mascolinità), Nike (idem come Bud Light) e Coca-Cola (per una comunicazione incentrata sulla necessità di “ridurre il comportamento bianco”).
Sono molti i numeri che l’Economist cita a sostegno della sua tesi e sono tutti riassunti in questa frase: “La percentuale di persone che crede che qualcuno possa avere un sesso diverso da quello della nascita è diminuito costantemente dal 2017”. Potremmo dire di essere di fronte a una riedizione del riflusso degli Anni ’80 quando le persone, stanche degli eccessi del decennio precedente, si sono ritirate dall’impegno politico (ampiamente inteso) riscoprendo i piaceri della vita “normale”: casa, famiglia, lavoro, divertimento, ecc.
La cultura woke non riguarda solo l’ambito sessuale ma molti, moltissimi aspetti della vita sociale e anche per questo non è detto che lo storytelling “inclusivo” verrà rinnegato completamente, ma certamente nessuna azienda festeggerà (l’ha mai fatto?) come in passato per la vittoria di un premio come impresa più inclusiva.
La benzina che ha fatto finora marciare l’ideologia woke, con le sue giuste rivendicazioni e anche con i suoi eccessi, si sta esaurendo e questo apre un problema: con che cosa sostituire uno storytelling obsoleto? Ne parliamo la prossima volta.