Sarà interessantissimo monitorare come si muoveranno i sostenitori del Sì e quelli del No in vista del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia firmata dal ministro Nordio. Il referendum si terrà l’anno prossimo, ma è ora che i due fronti dovrebbero stendere i rispettivi piani di comunicazione.

Dato che nulla fa pensare che il trend al ribasso della partecipazione al voto possa invertire la tendenza, è ovvio che sia i primi che i secondi tenderanno, giustamente, a concentrarsi su target ben precisi. Ancora una volta, e non per colpa loro, ovviamente, saranno le minoranze organizzate a decidere.

Partiamo dal fonte del Sì. Il messaggio che veicolerà sarà necessariamente fumoso dato che, come si sa, la riforma non punta a tagliare i tempi dei processi, non serve per aumentare il personale e nemmeno per semplificare le procedure (anzi), ma ha l’obiettivo di rendere il giudice davvero “terzo” in un processo, rendere più efficaci le penalizzazioni per i magistrati incompetenti ed eliminare il peso delle correnti nella gestione dalla giustizia. Concetti validi, ma difficili da comunicare.

Così come sarà difficile, per i sostenitori del No, sostenere che l’organizzazione della giustizia va bene così com’è: l’eco degli scandali spartitori tra le correnti dei magistrati, gli incredibili errori giudiziari, le numerose invasioni di campo dei magistrati nell’ambito prettamente politico non depongono a favore della categoria.

Torniamo ai target. Per il fonte del Sì sono (sinteticamente): gli avvocati (loro stessi sostenitori della riforma, il problema è convincerli ad andare a votare), i giovani professionisti informati (che non sopportano le inefficienze della PA e sono pronti a votare a favore di una qualsiasi sua riforma), i giovani (ai quali si deve comunicare il concetto che la riforma premia la meritocrazia).

Il fronte del No, invece, si rivolge a: operatori del sistema giudiziario (che temono qualsiasi modifica dell’esistente), elettorato progressista e attivisti dei diritti civili (contrari ad una riforma della giustizia fatta da un governo di centro destra e, per questo, degna di essere guardata con – eufemismo – sospetto), grandi corporazioni (che rifuggono shock organizzativi).

Sarà davvero interessante vedere come i due fronti riusciranno a coinvolgere le rispettive “minoranze organizzate” e con quali mezzi.

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