Con le dimissioni di Alberto Nagel da Ceo di Mediobanca finisce un’era. Speriamo anche nella comunicazione.

La banca ha incentrato la sua campagna contro la scalata ostile di Mps usando messaggi sbagliati. Non è che sia per questo che la sua difesa non abbia retto; sarebbe crollata ugualmente dato l’eterodirezione dell’attacco, ma resta una comunicazione sbagliata. E gli azionisti, con i cui soldi quella campagna è stata in qualche modo pagata, dovrebbero essersene accorti.

Lo slogan usato da Mediobanca nelle pagine pubblicitarie è stato: “Nessun razionale, nessun valore. Non aderire all’offerta Mps!”.

A parte che il termine “razionale” è usato dallo 0,5% della popolazione italiana, l’intera frase assume un senso solo leggendo (e ben pochi lo fanno) le tre righe in fondo alla pagina: “Negli ultimi due anni abbiamo raddoppiato il valore del titolo e distribuito ai soci 2,4 miliardi. Nei prossimi 3 anni distribuiremo 5 miliardi con un rendimento complessivo del 30% e un percorso di crescita solido e sostenibile”.

Lasciando stare che la frase “e un percorso di crescita solido e sostenibile” non si leghi alla frase precedente (quindi, problemi con l’italiano), l’annuncio pubblicitario doveva essere ribaltato.

Ciò che conta per un azionista sono i numeri, solo i numeri, unicamente i numeri. In questo caso, quelli scritti in piccolo nelle 3 righe finali. In piccolo. In basso. E, per dargli forza, dovevano essere messi a confronto con il valore dei dividendi distribuiti da Mps (in percentuale sugli utili, però, non in numero assoluto).

Come detto: Mediobanca sarebbe passata di mano ugualmente, ma almeno dal punto di vista della comunicazione avrebbe lasciato un buon ricordo di sé.

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