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La disinformazione non consiste nella comunicazione di notizie false.

Non solo, almeno. La disinformazione alla quale stiamo assistendo nell’era digitale consiste nella comunicazione di notizie irrilevanti che diventano importanti solo per la loro capacità di diventare virali.

E siccome le notizie irrilevanti sono spesso curiose, allora l’intero sistema della comunicazione si popola di curiosità e tralascia le notizie serie, cioè importanti.

La comunicazione corporate segue la stessa logica: comunicare informazioni irrilevanti per farle diventare virali senza, però, accorgersi di perdere la propria credibilità, autorevolezza, serietà.

Non si diventa leader di pensiero perché si pubblica molto, ma perché si pubblicano informazioni rilevanti per il pubblico di riferimento.

La bulimia informativa non fa bene al brand proprio perché disinforma. Chi vorrebbe essere ricordato come un disinformatore seriale?

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