Per capire davvero cosa sta succedendo all’industria italiana bisogna scendere dalle cattedre universitarie, togliersi la toga dei teorici, indossare scarpe comode e accettare di rimettere in discussione le convinzioni nate sui libri. L’occasione per fare tutto questo è stato l’evento “Imprese Controvento” organizzato da Crif, Cribis e Nomisma ieri a Bologna.
Le aziende “Controvento” sono i nostri campioni: le imprese più dinamiche, le più innovative, le capofiliera che tengono in piedi l’ossatura industriale italiana e ascoltandole si scopre che la loro preoccupazione principale non sono i tassi d’interesse (seppur pesanti) e non sono nemmeno le guerre che insanguinano i confini del mondo con conseguente aumento dei costi dell’energia. Il vero “nemico” percepito è un paradosso normativo che ha il nome di politica Green europea che sta letteralmente dissanguando le casse delle imprese perché il meccanismo degli ETS (Emission Trading System), nato con l’intento lodevole di decarbonizzare l’Europa, si è trasformato in un trasferimento di ricchezza senza precedenti.
Il paradosso è grottesco: le nostre aziende pagano “tasse sulle emissioni” che vanno a finanziare, attraverso complicati meccanismi di incentivi e fondi, proprio quei produttori orientali che non rispettano i nostri stessi standard ambientali. Il risultato è che le imprese italiane ed europee stanno finanziando la concorrenza sleale che le sta distruggendo.
Ciò che emerge con forza dall’evento di Bologna è l’incomprensibilità del silenzio. Com’è possibile che questo dissanguamento non venga comunicato per quello che è? Una politica suicida che punisce chi innova e rispetta le regole e contemporaneamente favorisce chi produce con impronte ecologiche devastanti dall’altra parte del mondo non è adeguatamente denunciata né sui giornali, né nei dibattiti Tv, né nelle interlocuzioni governative. Come mai?