I criteri Dei (Diversità, Equità, Inclusione) sono ormai archiviati.
È vero? Se da una parte il dibattito pubblico, come per esempio proposte di legge e iniziative sociali, è scomparso dai radar (e non stiamo ad indagare sul perché dato che lo sappiamo), così non sembra per l’atteggiamento intimo e personale degli italiani. Si direbbe che le campagne pro-inclusione hanno seminato bene negli anni passati.
Proviamo ad analizzare i due fatti accaduti nei giorni scorsi: da una parte l’incredibile partecipazione ai cortei proPal che si sono svolti in tutta Italia (anche se con un distinguo: nei piccoli centri questo è avvenuto in maniera drasticamente minore) e, dall’altra, la sconfitta alle due recenti elezioni dei partiti che di quei valori fanno un’asse portante della propria ragion d’essere.
L’interpretazione di questo apparente paradosso è che le persone che sono scese in piazza hanno fatto propri quei valori affermati per decenni (equità, solidarietà, giustizia sociale, pace – ovviamente – lotta alle disuguaglianze), ma non sono disposti a “giocarsi” il voto per affermarli, probabilmente anche per una certa sfiducia nella politica.
Lo slogan femminista degli Anni 60-70 “il privato è politico” si è ribaltato e adesso il politico è diventato privato: io che affermo i valori in cui credo e non sono disposto a delegare la mia rappresentanza perché i politici non mi rappresentano.
Dal punto di vista della comunicazione ciò significa che i valori identificati come “woke” hanno fatto un balzo in avanti, e non indietro: sono diventati parte del bagaglio valoriale e culturale delle persone, soprattutto della Generazione Z.
Quindi, sarebbe uno sbaglio pensare che siccome non se ne parla più, il fenomeno non esiste: il fenomeno è più vivo che mai, ma non si vede e i comunicatori devono prenderne atto.
La “minoranza rumorosa” scesa in piazza continua a volere che quei valori vengano espressi dalle imprese (dove non vige la democrazia, è una differenza sostanziale) nelle quali lavorano. Se pensiamo ai risvolti che questo implica, per esempio, per la comunicazione interna, significa che occorre creare una cittadinanza aziendale basata sui valori diventati parte della storia personale di ognuno.