Le persone che accusano la stampa “tradizionale” di non aver dato adeguata copertura al caso Signorini sono le stesse che la accusano di pubblicare articoli di gossip per ottenere più visualizzazioni o vendere qualche copia in più. I “giornaloni” possono essere criticati per una serie praticamente infinita di motivi, ma questo non è tra quelli.
Le accuse che Fabrizio Corona ha rivolto al conduttore del “Grande Fratello vip” (e direttore editoriale del settimanale “Chi”) sono, appunto, accuse, non fatti. I giornali ne hanno dato una (seppur) sobria copertura nel momento in cui è stata aperta un’inchiesta da parte della procura dando anche conto del contenuto degli interrogatori dell’accusatore (un trascurabile ex partecipante al GF) e dell’accusato, Signorini, appunto.
Tutto il resto è e resta fuffa e i giornali hanno fatto bene a non pubblicare nulla, anche perché con lo stesso criterio dovrebbero pubblicare la qualunque che gira sui social.
Ma c’è di più. È interessante notare come Signorini (non) si sia difeso a livello comunicativo dalle accuse di Corona. La sua rinuncia a ribattere ai video da 6 milioni di visualizzazioni è emblematico di come non solo gli attacchi non fossero stati assolutamente previsti dall’ex giornalista, ma anche del fatto che la lentezza nella reazione ai momenti di crisi (e che crisi!) reputazionale è l’errore più grave che si possa immaginare.
Soprattutto in questo caso: non ribattendo alle accuse, Signorini ha infatti accettato che un caso prevalentemente mediatico venisse trattato solo sul piano giudiziario e ha così lasciato a Corona la vittoria sull’unico campo che davvero gli interessa, quello della comunicazione.