È il solito malinteso che tutti i comunicatori fanno finta di non conoscere.

I social non sono la realtà.

È banale, ripetitivo, ridondante ma su questo malinteso è stata montata una campagna pubblicitaria di una nota marca di birra che aveva lanciato una serie di post sulla parità di genere.

La campagna prendeva spunto dal fatto che il 78% delle reazioni a quei post “era ostile o peggio” e questa sarebbe la dimostrazione che le iniziative online a favore della parità di genere e dell’inclusione sono proprio necessarie. Quei post erano proprio la dimostrazione di quanto ce n’è bisogno e, per questo, la nota marca di birra avrebbe continuato a parlarne.

Beh, è una campagna furba, molto furba, ma è sbagliata, contenutisticamente falsa perché in quel 78% ci sono account anonimi, bot automatici, ecc…

In questo modo si offre un’immagine della realtà non corrispondente al vero, e cioè si fa credere che il 78% degli italiani posti messaggi “ostili o peggio”.

È, ancora una volta, un’interpretazione della realtà filtrata dai social e su questa ambiguità si basano quasi tutti gli articoli giornalistici che parlano di “che cosa succede in rete”. In “rete” può succedere di tutto: se ne può parlare, discutere, polemizzare, ma resta il fatto che “quello che succede in rete” non è la realtà.

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